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Malattie allergiche: qual è la loro natura?

Le malattie allergiche sono in aumento rispetto ai decenni precedenti, sia nei paesi europei che negli USA i dati epidemiologici dimostrano un aumento progressivo, con una percentuale attuale di pazienti affetti che varia dal 15 al 20% circa a seconda della fascia di età. Gli studi condotti finora hanno permesso di identificare alcune caratteristiche del sistema immunitario e della storia familiare che possono essere considerati marcatori di una maggiore predisposizione. E’ possibile utilizzare queste conoscenze per la prevenzione solo in parte perché, mentre l’indagine sulla storia familiare allergica è facilmente ricostruibile e quindi utilizzabile in ambito clinico e preventivo, i test per lo studio dell’assetto immunologico hanno un costo elevato e un livello di accuratezza predittiva troppo basso per poter essere usati di consuetudine.

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I fattori predisponenti citati, senza l’esposizione a determinati agenti ambientali allergizzanti, soprattutto durante alcuni periodi della vita, non sono sufficienti per lo sviluppo delle manifestazioni allergiche. Tra i fattori da considerare vanno citati, oltre a quelli con cui il soggetto viene a contatto durante la prima infanzia, quelli intrauterini.

La placenta non costituisce una barriera protettiva completa. Alcuni studi hanno dimostrato la presenza nel sangue del cordone ombelicale di anticorpi e cellule del sistema immune specifichi per alcuni allergeni. Va comunque sottolineato che non esiste una relazione causa-effetto diretta tra la loro presenza e lo sviluppo di malattie allergiche.

Allo stesso modo, il passaggio placentare di anticorpi materni di una particolare classe (IgG specifiche per alcuni alimenti), potrebbe avere un effetto protettivo.

I fattori di rischio ambientale post-natale per lo sviluppo di malattie allergiche possono essere:

  • la stagione di nascita,
  • il contatto con animali,
  • le infezioni respiratorie
  • e l’esposizione ad agenti inalanti.

Sulla base dei risultati di alcuni studi si presuppone che bambini “geneticamente” predisposti alle allergopatie sviluppino più facilmente manifestazioni allergiche a pollini se nati nel periodo primaverile, mentre è più frequente l’insorgenza di allergia ad acari o pelo di animali nei nati in altri periodi dell’anno. Anche se le conseguenze dell’esposizione agli allergeni si rendono evidenti solo in anni successivi, sembra importante l’esposi-zione ad agenti allergizzanti durante il primo anno di vita. Sembra che alcune infezioni, soprattutto virali, siano associate a un’alterazione, dell’assetto immunitario che può favorire una maggiore predisposizione allo sviluppo di allergie.

Sicuramente il contatto con il fumo di sigaretta, soprattutto nella prima infanzia, è riconosciuto come il più importante fattore adiuvante per lo sviluppo delle allergopatie.

Vanno poi considerati gli inquinanti atmosferici, come dimostrato dalla prevalenza di malattie allergiche nelle grandi città e nelle zone industriali. L’uso incongruo e smodato di farmaci e additivi alimentari, il cui contatto è potenzialmente sensibilizzante nei soggetti a rischio. Abbiamo visto che è solo l’interazione tra fattori genetici e ambientali a determinare lo sviluppo di queste malattie. I soggetti più a rischio, come i figli di allergici, devono essere maggiormente protetti dal contatto con agenti irritanti e allergizzanti, soprattutto durante il primo anno di vita. Deve essere stimolato dove possibile l’allattamento al seno, considerato protettivo, o l’uso di latti ipoallergenici, e l’introduzione più tardiva possibile degli alimenti più allergizzanti (pesce, uova, latte vaccino). Queste misure hanno sicuramente un ruolo nel ritardare o ridurre la comparsa delle malattie allergiche.

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